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Auto elettriche, l’Italia supera quota 100.000 nel 2026: cosa sta cambiando davvero

Il mercato italiano dell’auto elettrica ha superato una soglia simbolica. Nei primi nove mesi del 2026 sono state immatricolate oltre 100 mila vetture completamente elettriche, con una crescita molto forte rispetto allo scorso anno. È un dato importante, che tuttavia racconta soltanto una parte della storia: mentre le BEV aumentano rapidamente anche nel nostro Paese, […]

Stazione di ricarica per auto elettriche in Italia

Il mercato italiano dell’auto elettrica ha superato una soglia simbolica. Nei primi nove mesi del 2026 sono state immatricolate oltre 100 mila vetture completamente elettriche, con una crescita molto forte rispetto allo scorso anno. È un dato importante, che tuttavia racconta soltanto una parte della storia: mentre le BEV aumentano rapidamente anche nel nostro Paese, il confronto con il resto d’Europa mostra infatti un’Italia che continua a procedere verso l’elettrico a una velocità decisamente inferiore.

La questione interessante, allora, non è soltanto stabilire quante auto elettriche vengono vendute. Bisogna capire se queste vetture stiano diventando una scelta realmente praticabile per un numero sempre maggiore di automobilisti, compresi quelli che utilizzano l’auto quotidianamente per lavorare e che non vogliono rinunciare ad affrontare lunghi viaggi.

Auto elettriche in Italia: superata quota 100 mila nel 2026

Secondo i dati Motus-E, tra gennaio e settembre 2026 sono state immatricolate in Italia 100.923 auto completamente elettriche, il 65,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Soltanto nel mese di settembre le nuove BEV sono state 10.544, con una crescita del 47,7% rispetto a settembre dello scorso anno.

La quota delle elettriche ha così raggiunto il 7,6% del mercato a settembre e il 7,95% nei primi nove mesi dell’anno. Nel frattempo aumenta anche il parco circolante: Motus-E stima 454.437 auto elettriche sulle strade italiane alla fine di settembre. Sono numeri che indicano una crescita ormai consistente, ma per comprenderne realmente la portata bisogna allargare lo sguardo al resto del mercato e, soprattutto, a ciò che sta accadendo oltre i confini italiani.

L’elettrico cresce, ma l’Italia resta lontana dall’Europa

Il mercato automobilistico italiano nel suo complesso è tornato a crescere. Secondo UNRAE, a settembre sono state immatricolate oltre 139 mila vetture, con un incremento del 9,9% rispetto allo stesso mese del 2025. Le elettriche pure hanno raggiunto il 7,6% delle immatricolazioni, mentre le ibride plug-in sono salite all’11,1%.

È però il confronto europeo a mostrare quanto sia ancora particolare la situazione italiana. Nei primi otto mesi del 2026 le auto completamente elettriche hanno rappresentato il 21,7% delle nuove immatricolazioni nell’Unione europea, contro il 15,8% dello stesso periodo del 2025. Nello stesso arco di tempo le ibride hanno raggiunto il 36,6% del mercato europeo, mentre benzina e diesel insieme sono scese al 29%.

L’Italia, dunque, sta accelerando, ma la distanza rimane notevole. Da noi le elettriche hanno conquistato quasi l’8% del mercato nei primi nove mesi del 2026, mentre nell’Unione europea la loro quota era già arrivata al 21,7% nei primi otto mesi. I periodi considerati non sono perfettamente sovrapponibili, ma la distanza è sufficientemente ampia da mostrare con chiarezza quanto il mercato italiano sia ancora indietro.

Il superamento delle 100 mila immatricolazioni va quindi letto nella giusta prospettiva. È un traguardo importante, perché dimostra che il mercato italiano dell’elettrico sta crescendo rapidamente, ma non significa ancora che sia avvenuto quel passaggio verso il mercato di massa che si osserva in altre parti d’Europa. L’Italia non sembra tanto rifiutare l’elettrico, quanto adottarlo più lentamente, ed è proprio sulle ragioni di questa differenza che vale la pena interrogarsi.

Perché gli italiani scelgono ancora poco l’auto elettrica?

Il divario con l’Europa difficilmente può essere spiegato con una sola causa e attribuirlo semplicemente all’autonomia delle batterie sarebbe riduttivo. Per un automobilista la scelta non dipende soltanto da quanti chilometri dichiara una vettura, ma dall’intero modo in cui quell’auto dovrà essere utilizzata.

Negli ultimi anni l’offerta è cresciuta, sono arrivati modelli con batterie più capienti e velocità di ricarica superiori e la possibilità di affrontare lunghi viaggi con un’auto elettrica è diventata molto più concreta. Restano tuttavia alcune variabili decisive, a cominciare dal prezzo di acquisto, soprattutto nei segmenti più popolari, e dalla possibilità di ricaricare a casa. Poter collegare l’auto durante la notte nel proprio garage o posto auto cambia sensibilmente sia la comodità di utilizzo sia i costi.

Wallbox per la ricarica domestica di un'auto elettrica
La possibilità di ricaricare l’auto a casa può incidere in modo significativo sulla comodità e sui costi di utilizzo di un’auto elettrica. Foto: Wallbox

C’è poi la questione dei lunghi spostamenti. Percorrere 500, 600 o 700 chilometri con una moderna auto elettrica è ormai possibile, ma richiede un approccio diverso rispetto a un’auto a benzina o diesel. Non conta soltanto la capacità nominale della batteria: entrano in gioco l’autonomia reale in autostrada, la velocità con cui la vettura può accettare energia, la posizione delle stazioni di ricarica e, non ultimo, il loro prezzo.

La rete di ricarica italiana continua a crescere

Uno degli argomenti più frequentemente associati alla diffusione dell’auto elettrica è la disponibilità delle infrastrutture. Al 30 giugno 2026 in Italia risultavano installati 84.564 punti di ricarica pubblici, oltre 17 mila in più rispetto a dodici mesi prima, mentre una parte crescente delle nuove installazioni è costituita da infrastrutture veloci e ultraveloci, particolarmente importanti per chi percorre lunghe distanze.

Anche in questo caso, però, il numero assoluto racconta soltanto una parte della realtà. Per un automobilista conta non soltanto quante colonnine esistono, ma dove si trovano, quale potenza possono erogare, quanto costa utilizzarle e in quanto tempo consentono realmente di recuperare autonomia. Dieci punti di ricarica lenta distribuiti in una città e dieci HPC collocate lungo un’autostrada rispondono a esigenze completamente differenti.

La rete italiana continua quindi ad ampliarsi e l’immagine di un Paese quasi privo di infrastrutture per le auto elettriche corrisponde sempre meno alla realtà. Ciò non significa che siano scomparse le differenze territoriali o che qualsiasi viaggio possa essere affrontato senza un minimo di pianificazione: significa, piuttosto, che il problema sta gradualmente spostandosi dalla semplice presenza delle colonnine alla loro qualità, distribuzione e convenienza.

Quanto costa davvero viaggiare con un’auto elettrica?

È proprio sul costo che molti confronti rischiano di diventare fuorvianti. Dire semplicemente che “l’auto elettrica costa meno” oppure, al contrario, che “ricaricare costa troppo” ha poco significato se non si specifica dove e come viene ricaricata la vettura.

Chi dispone di una wallbox domestica e di una tariffa elettrica conveniente può sostenere costi per 100 chilometri molto diversi rispetto a chi utilizza prevalentemente colonnine pubbliche rapide o ultrarapide. Durante un lungo viaggio la situazione diventa ancora più interessante, perché nello stesso percorso possono essere utilizzate forme di ricarica con prezzi molto differenti.

Pensiamo, per esempio, a una famiglia che parte da Roma per raggiungere il Trentino. Può iniziare il viaggio con la batteria caricata durante la notte a casa, a un costo relativamente contenuto, e utilizzare successivamente una o più stazioni HPC lungo l’autostrada. Al momento di tornare a Roma, però, non avrà necessariamente a disposizione la stessa ricarica domestica da cui era partita.

Auto elettrica presso una stazione di ricarica Ewiva
Durante un lungo viaggio, potenza disponibile e costo della ricarica incidono sui tempi e sulla spesa complessiva. Foto: Ewiva

In questo scenario anche la scelta della struttura ricettiva acquista un’importanza che con un’auto tradizionale praticamente non esiste. Un hotel, un residence o un agriturismo dotato di ricarica può consentire di recuperare energia durante la notte e incidere sia sulla comodità sia sul costo complessivo della vacanza. Per questo confrontare elettrico, diesel, benzina e full hybrid soltanto sulla base di un teorico costo chilometrico rischia di raccontare una realtà incompleta.

L’auto elettrica sta uscendo dalla nicchia?

Superare le 100 mila immatricolazioni nei primi nove mesi dell’anno non significa che l’Italia sia improvvisamente diventata un Paese elettrico. Con una quota inferiore all’8%, le BEV rappresentano ancora una parte minoritaria delle nuove auto vendute, ma una crescita del 65,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente indica che qualcosa sta effettivamente cambiando.

L’aumento dell’offerta, lo sviluppo della rete di ricarica e l’arrivo di vetture con autonomie e tempi di ricarica più adatti ai lunghi spostamenti stanno progressivamente ampliando il pubblico potenziale. La vera discriminante rimane però l’utilizzo: per chi percorre molti chilometri e può ricaricare a casa, un’elettrica può presentare caratteristiche economiche particolarmente interessanti; per chi non dispone di ricarica privata e utilizza frequentemente l’autostrada, il confronto richiede invece qualche calcolo in più.

Ed è proprio da qui che continueremo il nostro viaggio nella mobilità elettrica su TravelSportLife. Vedremo quanto costa realmente ricaricare a casa e alle colonnine e quanto può costare affrontare una vacanza in auto elettrica, partendo da percorsi realistici e confrontando consumi, costi, soste e tempi con quelli di diesel e full hybrid.

Perché sapere quante auto elettriche vengono vendute è interessante, ma capire se una di quelle auto possa funzionare davvero per le nostre esigenze lo è molto di più.

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